La calvizie non dipende solo dalla genetica. La ricerca ha evidenziato il ruolo dell’ambiente e del nostro stile di vita. Se ci teniamo ai nostri capelli, adottiamo alcune buone abitudini.

La calvizie, o alopecia androgenetica (AGA), è causata da fattori ormonali androgeni e da una forte componente genetica ma esistono anche cause–o concause–esterne. Se in famiglia ci sono casi di calvizie, soprattutto dal lato materno, avremo più probabilità di esserne affetti, ma dobbiamo sapere che anche l’ambiente e alcune abitudini sbagliate hanno la loro parte di responsabilità.

L’arretramento della linea frontale è un fenomeno che riguarda praticamente tutti gli uomini. L’alopecia piena o a livello del vertice del cuoio capelluto ha un’incidenza più limitata, ma purtroppo aumenta con l’età. Ne è colpito il 31% dei soggetti tra i 40 e i 55 anni e il 53% di quelli tra i 65 e i 69. 

Per quanto riguarda le donne, si può parlare di calvizie conclamata solo per il 30% dei soggetti oltre i 60 anni. È meno evidente che negli uomini per il modo in cui è distribuita, e si manifesta con diradamento dei capelli nella zona fronto-parietale. Questa la statistica. Ma si tratta di una situazione ineluttabile o possiamo cambiare i dati seguendo particolari attenzioni e accorgimenti?

Per curare i capelli curiamo innanzitutto la nostra salute.

Anzitutto, per essere sana, la capigliatura deve essere curata. Il cuoio capelluto va lavato frequentemente (anche tutti i giorni se necessario), con shampoo delicato e acqua tiepida, per evitare il ristagno di sporco, sebo e forfora sulla cute. Anche altre abitudini, in passato meno monitorate, vengono attualmente studiate in merito all’alopecia. Negli uomini, ad esempio, il consumo di alcool aumenta il rischio di alopecia a livello frontale e del vertice.

Ma anche l’aumento di peso e dell’indice di massa corporea al raggiungimento della maturità (intorno ai 21 anni) sono associati con maggiore frequenza con la calvizie del vertice. Queste ultime alterazioni possono essere dovute alle correlazioni esistenti tra la glicemia e lo stato ormonale del soggetto. Nel soggetto predisposto al diabete di tipo 2 (quello alimentare) la patologia si presenta con un fenomeno detto di “insulinoresistenza”: la glicemia aumenta perché diminuisce la sensibilità delle cellule all’insulina, l’ormone che permette al glucosio di essere utilizzato dalle cellule stesse.

Ed è proprio la correlazione tra  AGA femminile, insulino-resistenza e la sindrome dell’ovaio policistico (a sua volta causata dall’insulino-resistenza) l’oggetto degli studi epidemiologici più recenti sulla calvizie nelle donne. Infatti, nelle donne affette da AGA, si è osservato un aumento significativo dei parametri di laboratorio e antropometrici correlabili all’insulino-resistenza rispetto al gruppo non alopecico o con minimo diradamento. Tutto questo, ovviamente, oltre a far luce su possibili meccanismi di efficace prevenzione del fenomeno della calvizie, sia nella donna che nell’uomo, si ricollega ai fattori di rischio cardiovascolare e quindi a considerazioni ancora più importanti per la salute. 

Le responsabilità del fumo.

Il fumo, oltre a essere un’importante causa di malattie e morte, produce effetti collaterali cutanei. Anche se è passivo, provoca invecchiamento precoce, peggioramento delle condizioni infiammatorie e anche alopecia. Il fumo infatti crea danni alla micro-circolazione a livello del bulbo, cioè della radice del capello, e produce sostanze tossiche che danneggiano il DNA del follicolo pilifero e creano squilibri nei sistemi di controllo del ciclo di vita del capello.

Anche il sole li danneggia.

Sappiamo che le radiazioni solari ultraviolette sono causa dell’invecchiamento precoce e un fattore di rischio per il cancro della pelle. Ciò dipende anche dal progressivo assottigliamento dei capelli, che non proteggono in modo sufficiente la cute dai raggi del sole. Dermatosi fotosensibili, fotodanneggiamento cronico, lesioni tumorali: le condizioni che possono insorgere su un soggetto calvo come conseguenza di un’esagerata esposizione della cute alle radiazioni UV sono ben note. Invece gli effetti di tale esposizione sul processo dell’alopecia sono stati a lungo ignorati.

Ebbene, la ricerca recente dimostra che gli UV possano esercitare influenze negative sui capelli: sono stati descritti casi di comparsa di diffusa perdita dei capelli  e micro-infiammazione del bulbo pilifero in seguito a una massiva esposizione solare della testa. Gli stress indotti da radiazioni ultraviolette, oltre a quelli da sostanze irritanti ed inquinanti, sono in grado di produrre un aumento dei radicali liberi e infiammazione, cioè processi in grado di danneggiare le cellule della pelle, persino quelle del follicolo pilifero.

Gli effetti dello stress psico-emotivo.

In laboratorio è stato dimostrato che anche lo stress provoca micro-infiammazione intorno al bulbo pilifero (attraverso la produzione di un mediatore chimico denominato sostanza P) e inoltre che le alterazioni della circolazione sanguigna tipiche dello stress (vasocostrizione) riducono l’apporto di sostanze nutritive alla radice del capello.

In conclusione, per prevenire la calvizie cominciamo a ridurre gli eccessi, che si tratti di cibo, alcool, fumo, sole o stress. Per mantenere i capelli sulla testa dobbiamo tenere la testa sulle spalle.

 

 

Articolo della Dottoressa Adele Sparavigna per https://4me.style/